Alla ricerca della collaborazione perduta

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Richard Sennett, Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Feltrinelli


Qualche anno fa ho avuto l’occasione di assistere ad una lezione di Richard Sennett che presentava il suo precedente libro, L’uomo artigiano. L’esperienza fu notevole non solo per gli argomenti trattati, ma anche per la capacità, tipica della miglior tradizione saggistica anglosassone, di evidenziare con efficacia le svolte del proprio pensiero, gli snodi concettuali fondamentali. Lo stesso accade in questo saggio, dove Sennett spazia tra sociologia, psicologia, analisi politica e storia del pensiero occidentale, ma sempre ritorna, in chiusura di capitolo, al filo conduttore della propria riflessione, senza mai banalizzare l’ampiezza dei riferimenti culturali messi in gioco.                                                     Una lezione di stile che apre i polmoni al lettore, applicata ad un tema essenziale dei nostri tempi: la difficoltà di sviluppare l’arte della collaborazione in un mondo che si polarizza tra gli estremi della competizione come via di affermazione personale e della regressione di tipo tribale. Sennett ricostruisce il percorso storico che ha portato alla svalutazione della collaborazione come pratica sociale, e parallelamente mostra come la collaborazione e il legame sociale siano il motore dello sviluppo psicologico del bambino. Nella società della disuguaglianza e dell’individualismo in cui viviamo, si assiste al ritiro in se stessi e al sorgere di un sé non collaborativo. E’ possibile opporsi a questa tendenza travolgente? Dove trovare gli strumenti per dare nuova forza alla pratica della collaborazione? Per Sennett il luogo privilegiato dove trovare tali strumenti è il laboratorio artigiano, in cui i gesti informali del lavoro creano un legame emotivo tra le persone e si impara a riparare e riconfigurare non solo gli oggetti, ma anche l’esperienza. Altra palestra per il muscolo della collaborazione è la diplomazia quotidiana, una serie di tecniche che applicano la comunicazione dialogica e permettono una migliore gestione dei conflitti.
Intorno a questo percorso principale si diramano approfondimenti ed incursioni che possono portare lontano, come sentieri nel bosco. Tra le pagine più taglienti, quelle su Facebook e la commercializzazione dell’amicizia, sulla collaborazione non direttiva nei luoghi di lavoro (da far leggere a manager pubblici e privati…), sugli errori della sinistra che al capitalismo ha opposto la solidarietà trascurando la collaborazione. Tra le suggestioni più intense ed emozionanti, il ricorso alla prova di orchestra come paradigma di conversazione dialogica, e il gran finale che riepiloga tutti i temi trattati con un richiamo al grande Montaigne.

La citazione: “il guardare verso l’esterno crea legami sociali più validi che non l’immaginarci che gli altri siano riflessi in noi, o che la società sia una sorta di stanza degli specchi. Ma il guardare fuori di noi è un’arte che va appresa”.

Un libro tira l’altro: Richard Sennett, L’uomo artigiano, Feltrinelli

La libraia clandestina