Contentezza

Se tu prendi una narrazione come un oggetto ben determinato, chiuso nei limiti della pagina scritta, sarai sempre ossessionato dall’incombenza del profitto, delle vendite, del pubblico. Se invece tu prendi una narrazione non come un oggetto determinato, ma come un evento – qualcosa che accade, come una ventosità che passa da una testa all’altra… ecco… se non prendi una narrazione come un oggetto ma come una ventosità che ti investe, come un flusso immaginativo, che porta emozioni e pensieri, allora non c’è dubbio che corrisponsa a un moto espansivo di contentezza. E non viene fuori niente di buono se non c’è quella contentezza, che è la stessa degli incontri con sconosciuti dove ci si scambia pensieri e fantasie, o la stessa degli incontri amorosi segreti e fluidi.

Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore, Quodlibet , pag.110