Lettura e bellezza

La lettura non è bella di per sé, è bella in corsa, di sguincio e di straforo, quando appare al termine della galleria del vento, quando ti cambia la vita in un fruscio di pagine, quando ti sorprende d’improvviso e ti lascia senza fiato, come diceva sempre il giovane Holden. La bellezza della lettura non è un qualcosa di concettuale, ma di fisico. Se perdi la testa quando un autore ti sfiora, è perché la tua pelle avverte il contatto, ti si stringe la gola. Si piange leggendo, come Dostoevskij con Hegel, Fortini con Tolstoj, La Capria con l’Onegin. Lacrime di lettura illuminano il pomeriggio. Si butta il libro per terra, si salta sul letto, si danza nella stanza vuota, si parla, si straparla, si impara a memoria, si dimentica il libro e tutto il resto: siamo soli, e insieme con lui, con lei, con chi vogliamo. Dio, com’è bello. E non finisce mai.

Luca Ferrieri, La lettura spiegata a chi non legge, Editrice Bibliografica 2011, pag. 116-17