Bellezza e conforto

Anche l’albero in fiore mente nell’istante in cui è contemplato senza l’ombra del terrore; anche l’innocente “Che bello!”diventa una scusa per l’ignominia di un’esistenza che è del tutto diversa; e non c’è più bellezza e conforto se non nello sguardo che fissa l’orrore, gli tiene testa, e, nella coscienza irriducibile della negatività, ritiene la possibilità del meglio. Conviene diffidare di tutto ciò che è leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell’esistente.

Theodor Wiesengrund Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, Einaudi, 1979, pag. 16.