Nel fondo della parola

Se l’uomo ha ancora bisogno di ricordare e di riflettere raccogliendosi su se stesso, se la sua esperienza non si consuma nella distrazione, come avvertiva Walter Benjamin, allora nella pluralità delle sue manifestazioni  la letteratura ha ancora un compito da assolvere: ed è l’invito suasivo a non dimenticare se stessi, a indagare il proprio rapporto con l’altro, a guardare nel fondo della parola sino a ritrovarvi il suo linguaggio della prosssimità e a sentirne l’eco profonda che invade ognuno di noi, come presenza di un corpo vivo in un mondo vivo che può essere salvezza quanto minaccia, negazione e affermazione, e certo esige il riconoscimento del nostro essere sempre in cammino alla ricerca di un senso, di una figura ove anche il disordine si trasformi in presagio di ordine.

Ezio Raimondi, Un’etica del lettore, Il Mulino, 2007, pagg. 74-75.