Psicosi del possesso

Chiamo “società di provocazione” qualsiasi società dell’abbondanza e in espansione economica che si abbandona al continuo esibizionismo delle proprie ricchezze e spinge al consumo e al possesso con pubblicità, vetrine sfarzose, ostentazione sontuosa, ma che relega ai margini una parte importante della popolazione, spingendola ad appagare dei bisogni, reali o indotti che siano, rifiutandole nel contempo i mezzi per soddisfare tali appetiti…. Chiamo quindi “società di provocazione” una società che lascia un margine tra le ricchezze di cui dispone – e continua a esaltarle con l’ingiunzione all’acquisto, la psicosi del possesso, lo strip-tease pubblicitario e l’ostentazione del tenore di vita – e i mezzi che dà alle masse interne ed esterne per soddisfare non soltanto i bisogni indotti, ma anche e soprattutto quelli più elementari.

Romain Gary, Cane bianco, Neri Pozza, 2009, pagg. 106-107

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