Pagine napoletane

5 suggestioni da libri intorno alla città che “ti ferisce a morte o ti addormenta”

1 . AA.VV, Storia (breve) di Napoli, arte’m, 2010
“Questo spreco di energia, questo lusso della vita profusa senza risparmio è la nota costante della città. Crea una strana sfasatura tra la gravità delle condizioni materiali di esistenza dei napoletani e la vivacità del tono umano. E’ una trappola nella quale per primi cadono i napoletani stessi.”

2. Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato, Adelphi,1993
“Tornò ad addentrarsi così tra le ingenue case dalle facciate giallo-rosa, i palazzetti rosa, i palazzetti bianchi, in fanciullesca fila affondati tra giardini violetti e ciuffi dorati di palme. Si perse un attimo in vicoli bui e stradine paradisiache – e percorse di nuovo la Riviera adorna di negozi splendidi, che intanto si aprivano – , in mezzo al curioso passare e belare in frotta di capre e pecore, condotte da lattai e lattaie addetti al rifornimento di latte per le famiglie locali; belati di pecore e liete grida di venditori, cui cominciavano poco a poco a mescolarsi altre voci cantanti: di pescivendoli, ortolani, fioriste, acquafrescai – insomma, tutta la vita traboccante di suoni di quella città libera, selvaggia, oscura e beata insieme, nota in tutta Europa per la sua gioia, cui dava esca, talora, un ignoto quanto insensato dolore, giustificato, presumiamo, dalle precarie quanto strane sue condizioni politiche: di capitale di un regno senza fondamento di bontà o ragione, e perduto nello sfrenato Immaginario.”

3. Ermanno Rea, La dismissione, BUR, 2003
“In questa città c’è almeno questo di buono; il tempo conta poco, non ti mette quasi mai sotto accusa, anzi ti consente di invecchiare dentro alle tue abitudini.”

4. Raffaele La Capria, Ferito a morte, Mondadori, 1984
“Arrivano certe mattine come un pezzo d’estate nel cuore dell’inverno, quando ti svegli e vedi il Vesuvio col cocuzzolo bianco, misterioso elegante lontano, quasi sognato, come nelle stampe di Hokusai il Fusijama, e il mare celeste col riflesso di una vela lontanissima che attraversa tutto il golfo per venire a morire sotto gli scogli del palazzo.”

5. Silvio Perrella, Giùnapoli, Neri Pozza, 2006
“Una ginestra, una ciotola d’acqua pulita, oggetti poveri, semplici, universali, pregni di possibilità umane. Napoli per me è come questi oggetti. Lo è quando dà il meglio di sé, quando non ti schiaffeggia dietro alla collottola, qunado non ti uccide; ecco, quando dà il meglio di sé Napoli è una città utopica”