Fremito

Ricordo ancora quel fremito adolescenziale, quella sublime scoperta del romanzo e del racconto come uno spazio completamente libero, dove potevi pensare qualsiasi cosa, dire qualsiasi cosa. Nel romanzo potevi incontrare atei, snob, libertini, adulteri, assassini, ladri, pazzi che cavalcavano per le pianure castigliane o vagavano per Oslo o San Pietroburgo, giovani uomini che facevano soldi a Parigi, giovani donne che facevano soldi a Londra, città senza nome, paesi senza luogo, terre di allegoria e surrealismo, un essere umano trasformato in scarafaggio, un romanzo giapponese narrato da un gatto, cittadini di vari paesi, omosessuali, mistici, proprietari terrieri e maggiordomi, conservatori e radicali, radicali che erano anche conservatori, intellettuali e sempliciotti, intellettuali che erano anche sempliciotti, ubriaconi e preti, preti che erano anche ubriaconi, i vivi e i morti.

James Wood, La cosa più vicina alla vita. Lezioni sul nostro amore per i libri, Mondadori, 2016, pag. 11