Placido sonno

Se non pensi, se non sogni e non ricordi e non temi, ed i sensi si stanno tranquilli senz’esulcerare i lor organi, sei felice, Orazio mio, o almen non sei infelice; e sai dond’avviene? Perché allora è come se le nostre passioni non parlassero romorosamente siccom’esse fan perlopiù, ma sussurrassero fra lor piano piano senza svegliare il nostro essere, che può così seguitare il suo placido sonno nel seno della Madre Natura, che ci culla, e vezzeggia, e riscalda al suo tiepido fiato. Ma appena ti desti ti sgomenterà la sua infinità disumana, ed il suo aspetto mostruoso: allor cercherai di fuggire dimenando le membra ed urlando, ed Essa, con suprema indifferenza, ti schiaccierà nella sua medesima mole.

Michele Mari, Io venía pien d’angoscia a rimirarti, Einaudi, 2016, pag. 134.