Pessimista praticante

Mio padre era un pessimista praticante. Forse per questo ho sempre detestato gli stilisti del pessimismo. Per me non c’era molto da scherzare, quando sulla mia casa, ogni domenica, cadeva la mannaia della Noia. Altro che sillogismi e paradossi. Fino all’ora di pranzo si rideva. Anni Sessanta, e la cerimonia della radio che ascoltavamo a tavola, dopo aver mangiato. C’erano indovinelli da risolvere, e mio padre brillava incontrastato tra lo stupore del piccolo uditorio. Ma perché non si presentava come concorrente? Avrebbe sbaragliato ogni avversario! Lui splendeva di gioia per così poco, il poco che sempre ci inebria, eppure si ostinava a fare il modesto, e si schermiva. Una bella luce pomeridiana scaldava la scena, ma già l’omra avanzava, e il pomeriggio festivo piombava su di noi come una belva, sbranando i resti del pasto, e sbranando noi. Era il Tedium Vitae.

Valerio Magrelli, Geologia di un padre, Einaudi, 2013, pag. 30