Muri

C’è poi un altro aspetto del disordine, quello dei muri. Ogni parete nel Sud (ma non solo: Trieste è, in questo senso, una città disordinatissima, per esempio) reca stratificate su di sè le tracce di tutte le vite che ci sono passate. Se non sono uffici pubblici o municipi o chiese, difficilmente gli edifici vengono restaurati. E così su ogni muro si possono notare le varie mani di vernici passate negli anni, spesso nei secoli, il fumo uscito dalle canne fumarie e attaccatosi a quelle pareti porose come spugne, buchi di chiodi, di vecchie travi, e un intersecarsi di fili elettrici, di antenne, di stenditoi, di vecchi festoni attaccati per un Natale o qualche altra ricorrenza, striscioni pubblicitari, e annunci funebri, manifesti politici, copie dell'”Unità” o dell'”Avvenire” attaccate una sull’altra per la lettura pubblica. Tutta la vita del paese si lascia sedimentare e resta impressa nei muri, che si possono quindi leggere come grandi e vecchi libri.

Sandro Onofri,  Le magnifiche sorti. Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini e Castoldi, 1997, pagg. 53-54.