E tante altre cose

nel-quore

Ogni lunedì pomeriggio, per rincuorarmi del fatto che la settimana lavorativa è solo all’inizio, mi concedo un piacere librario: vado in biblioteca Sala Borsa, visito i miei siti preferiti legati alla lettura, vagabondo in librerie che affiancano libri nuovi ed usati, le mie preferite.
In una di queste, lunedì scorso, mi sono imbattuta in uno dei primi romanzi di Marcello Fois, un autore che mi incuriosisce. Lo sfoglio e dentro ci trovo il magnifico biglietto di auguri che si vede qua sopra. Naturalmente ho comprato subito il libro (insieme ad un paio di altri…)
In questo biglietto non mi colpisce tanto l’errore di ortografia, ma soprattutto l’uso del “voi” e quel vago “e tante altre cose” che lascia spazio all’immaginazione. Mi chiedo se il biglietto accompagnasse il libro o se sia finito lì solo come segnalibro, chi fosse la donatrice, chi il destinatario, perché il  libro sia stato messo in vendita… Faccio varie ipotesi, alcune un po’ tristi: forse chi ha ricevuto il libro in dono non ricambiava l’affetto espresso nel biglietto e se ne è disfatto con leggerezza. E a pensarci bene, forse è per riparare a questo abbandono che non potevo non comprarlo.

Come scrive Ali Smith:
Lasciamo noi stessi dentro ai libri grazie a questa sorta di detriti: figurine delle sigarette con immagini di alberi o di animali selvaggi, ricette farmaceutiche, biglietti dell’opera, di concerti o del teatro, biglietti del treno, del tram o del pullman dalle datazioni più disparate, fotografie di luoghi e di cani, gatti e vacanze di tanto tempo fa, e una volta persino l’immagine di una Ford Cortina. Adesso quando do un libro in donazione, guardo tra le pagine per assicurarmi che non ci sia nulla che mi dispiacerebbe perdere.

Ali Smith,  Tempo di librerie, in AA.VV., Andar per libri. Il mondo in 15 librerie, a cura di Henry Hitchings, Bompiani, 2016, pag. 22.

Un pensiero su “E tante altre cose

  1. Anche a me è capitato di acquistate in un mercatino un libro in cui c’era una dedica per un compleanno. La scrittura era antica e tenera . Era triste pensare che anche l’augurio avesse lasciato il proprietario insieme al libro.

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