Un fischio

Ricordando Roberto Roversi, 28 gennaio 1923 – 14 settembre 2012

Scrivere è quindi un atto politico?

Roversi: Il termine “politica” adesso fa rabbrividire, quindi eviterei di usare delle terminologie estremamente pericolose. Direi che è un atto che non ti sottrae mai dal dover fare i conti con la realtà, la realtà fuori e dentro la società, cioè fuori da te stesso. E’ uno dei modi di intendere la letteratura. Senza voler codificare nulla, ma partecipando di una scelta che ti mette sempre in continua e drammatica discussione con la giornata che vivi. E’ una chiave di lettura, un’indicazione metodologica molto poco condivisa, ma per me funziona ancora. E mi dà buoni aiuti anche a livello di comportamento generale. Mi aiuta intellettualmente, sentimentalmente e operativamente, direi. Quindi, si potrebbe dire che la letteratura è intesa da me come un fischio che viene fatto a chi rimane un po’ indietro sul viottolo che si sta percorrendo, per avvertire i compagni che si sta arrivando o che ti aspettino. E’ un invito ad una partecipazione, ad una attesa, ad una non liberazione di partecipazione.

Da un’intervista di Carlo Ruggiero a Roberto Roversi, il testo integrale qui: http://www.rassegna.it/articoli/intervista-a-roberto-roversi-la-poesia-e-una-risposta-alla-realta

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