Cosa rimarrebbe?

La rivolta come scontento, tormento, individualismo e non conformismo. Pensare in opposizione, senza seguire gli altri. Scrivo questo libro e mi chiedo di cosa consista il mio “io”. Mi sento abitato dagli altri, composto da loro. Scrittori, genitori, uomini più grandi d’età, amici, fidanzate, tutti parlano dentro di me. Se li asportassi, cosa rimarrebbe? Penso al lavoro essenziale di imitazione, differenziazione e opposizione, e a come non finisca mai. Inoltre la cosa stupefacente della ribellione è che l’ordine che vuoi sconfiggere è così radicato e nascosto dentro di te, che non arrivi neanche  a conoscerlo. La sola realtà che questo ordine possieda è quella della paura, delle fobie. Come si fa allora a cominciare a vivere diversamente?

Hanif Kureishi, Il  mio orecchio sul suo cuore, Bompiani. 2004, pagg. 58-59

2 pensieri su “Cosa rimarrebbe?

    • E’ un interrogativo di quelli grossi, e nel libro di Kureishi arriva in un punto cruciale della ricerca del significato della propria identità di scrittore rispetto alla figura del padre, scrittore mancato. I romanzi di Kureishi mi sono sempre piaciuti, ma questo libro autobiografico l’ho trovato molto toccante. Kureishi non ha paura di fare e farsi domande di questa portata, e a volte quasi riesce a darsi una risposta, magari provvisoria e instabile…

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