Fatica della mente e dei sentimenti

Le nuove e moderne forme di accumulazione, sempre più basate sulla conoscenza, hanno messo a lavoro e a comando ciò che prima, nell’epoca fordista, non era considerato produttivo: l’insieme delle facoltà cognitive, affettive, riproduttive, formative e relazionali degli esseri umani, in una parola, la vita.  Nel momento in cui ci si illude che, grazie anche al progresso tecnologico, ci si possa affrancare, seppur parzialmente, dalla fatica fisica del corpo, ecco che il lavoro si allarga e induce alla fatica della mente e dei sentimenti. La vita setssa viene messa al lavoro e a valore. Non solo il labor ma anche l’opus, la creatività e l’immaginazione, sono piegate a criteri di produttività, mercificazione e valorizzazione.

Andrea Fumagalli, Lavoro male comune, Bruno Mondadori, 2013, pag. 88

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