Traccia vivente

Ancora più utile, e soprattutto più ricco di suggestioni relative al sentire l’altro, è il riferimento alla traduzione da una lingua all’altra di un testo poetico o letterario. Il traduttore deve rendere riconoscibile o preservare il movimento che in una poesia o in un romanzo porta a una visuale nuova e imprevista sulle cose. Il passaggio da una lingua all’altra non produce così una sorta di resurrezione dell’originale, bensì apre la possibilità che il lettore trovi la via per una relazione con una lingua diversa. Occorre intuire, immaginare il percorso della mente del poeta nel suo sforzo espressivo, alle prese con un momento della realtà, con la parola e con lo stile. E restituirlo, non nella sua purezza, ma come traccia vivente perché parli anche in una nuova lingua. Tra sé e un altro le esperienze passano infatti come parole straniere che vengono tradotte, perché risorgano, rinascano altrove, con un altro corpo e un’altra carne.

Laura Boella, Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia, Raffaello Cortina Editore, 2006, pag. 65.

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