In consonanza

Quel che Benjamin diceva e scriveva sonava come se il pensiero facesse sue le premesse dei libri di favole per l’infanzia, anziché respingerle con la maturità ignominiosa dell’adulto, e così letteralmente che persino l’adempimento reale  entra negli orizzonti della conoscenza. La rassegnazione era radicalmente bandita dalla sua topografia filosofica. Chi entrava in consonanza con lui si sentiva come un bambino che scorga attraverso le fessure della porta chiusa la luce dell’albero di Natale.

Theodor Wiesengrund Adorno, Prismi. Saggi sulla critica della cultura, Einaudi, 1972, pag. 234.

In ricordo di Walter Benjamin, morto la notte tra il 26 e il 27 settembre 1940.

 

 

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