Serio e solitario

C’è una zona, proprio sotto il ginocchio dei ragazzini, in cui si compendia l’orrore dei giardinetti: là, dove la pelle è più grigia e più spessa, quasi cotta dagli sfregamenti sull’erba; là, dove la lerceria si è consustanziata nel derma. In quel livido lembo di cuoio si leggono le imprese scomposte di una precoce virilità, l’iscrizione a precisa mafiucola, la disgustosa logica della strada. Il bambino serio e solitario osserva tali strinature e si angoscia; poi sente pronunciare dei nomi intonati al luogo (“Il Luca”, “L’Alberto”) e la sua angoscia si allarga: perché ignora tutto di quegli esseri, tutto all’infuori del fatto che esistono, e che sotto le ginocchia hanno quel grigiore.

Michele Mari, Tu, sanguinosa infanzia, Einaudi, 2009, pag.39

 

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