Io e Pinocchio

Qualche giorno fa ho letto un sorprendente articolo su una mostra di diorami dedicati a Pinocchio, così belli che mi hanno un po’ riconciliato con Collodi. Mi spiego meglio: con Pinocchio non ho mai avuto un buon rapporto. Non ho letto Collodi quando ero bambina (neanche Cuore, se è per questo; io ero una rodariana convinta, e divoratrice di Topolino e Asterix e Mafalda, e il primo romanzo che mi è entrato nel cuore fu Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain). Pinocchio lo conoscevo nella versione disneyana, che non mi diceva assolutamente nulla. Poi nel 1972 arrivò lo sceneggiato TV di Comencini, di cui ricordo che vederlo mi dava una profonda tristezza, perfino un senso di perdita incombente.

Ma a forza di sentir dire che è un libro fondativo dell’identità nazionale, e leggere le tante interpretazioni del percorso da burattino di legno a bambino, qualche anno fa, alla soglia dei 50 anni, mi sono decisa a leggerlo. L’occasione me la diede il ritrovamento nella biblioteca paterna di questa edizione Mondadori del 1950, collana BMM (che nella serie di diorami di cui sopra non compare, probabilmente è troppo vecchia… ).

Dopo la lettura il mio sentire non è cambiato. Ci sono pagine che ho apprezzato, soprattutto per lo stile e il suono così rusticamente toscano che mi ricorda la mia nonna mugellana, ma le disavventure del burattino  mi paiono di una crudeltà tanto sottile quanto dolorosa.  Trovo insopportabile la sequela di disgrazie e prove cui è sottoposto Pinocchio, che pur essendo una vera testa di legno non si merita tanto gotico orrore.

E’ innegabile però che questa storia fa risuonare qualcosa di profondo, magari negativo ma profondo, come spesso fanno le fiabe (che a me, infatti, di solito non piacciono). Probabilmente è necessario un supplemento di indagine da parte mia… mi è sempre rimasta la curiosità di leggere Pinocchio: un libro parallelo di Giorgio Manganelli. E forse adesso è il momento. Grazie dunque all’autore del post, a cui rubo la foto qui sotto e a cui mando un affettuoso “in bocca al pescecane”!

Foto di Pino P.

 

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