Figlia della sera

Sono figlia della sera; nel senso che la realtà, quando io nacqui, non c’era, o non c’era per tutti i figli dell’uomo. E nascendo senza realtà, o bontà, io stessa, in certo senso io non nacqui nemmeno, tutto ciò che vidi e seppi fu illusorio, come i sogni della notte che all’alba svaniscono, e così fu per quelli che mi stavano intorno. Non importa, così, dove nacqui, e come vissi fino agli anni tredici, età cui risalgono questi scritti e confuse composizioni. So che un certo giorno mi guardai intorno, e vidi che anche il mondo nasceva; nascevano montagne, acque, nuvole, livide figure.

Anna Maria Ortese, Il porto di Toledo, Rizzoli, 1985, pag.9

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