Impulso tenero

Quella laggiù, dunque, quel vasto presepio di luci sparse tra macchie d’alberi dalle colline al mare, quell’immota distesa d’acqua nel grembo fra edifici e monti, in cui il Vesuvio verberava fuochi e le case barbagli d’oro vecchio, era Napoli.
Provò impulso tenero. Così, senza motivi. All’apparizione del semplice, sereno paesaggio.
I punti luminosi del presepe palpitavano, a volte si scindevano in raggi. Altri scivolavano lenti sopra il mare.
Per l’ombra tra giardini e case indovinò luminescenze curve: le cupole! Chissà perché, ebbe sensazione che la città non fosse del tutto vera. Ma un pochino fantastica, e potesse sparire da un momento all’altro.

Enzo Striano, Il resto di niente,  Avagliano, 1997, pag. 26

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