Dighe dell’anima

Nulla è davvero rilassante quanto andare a caccia di qualcosa e poi catalogare quel che si è trovato. In questo senso il collezionismo, in qualunque campo, somiglia al benedetto lavoro manuale, o a quelle attività che possono sembrare inutili, ma rasserenano e ritemprano chi vi si dedica, facendogli dimenticare per un po’ tutto il resto. Se stessi, per esempio, cosa che nella nostra epoca narcisistica è più che riposante.
Lo ripeto: il collezionismo rinforza gli argini quando la follia minaccia di far saltare le dighe dell’anima. Non è così raro perdere sia la giusta prospettiva che i propri appigli, per come è fatto il mondo, ma il collezionista ha perlomeno il totale controllo su qualcosa, e di conseguenza un punto fermo nella vita. Piccolo, magari, ma fermo.  Provate a far uscire di senno un abitudinario collezionista di – mettiamo – scatole di fiammiferi. Ci si riesce, ma è difficile. Mandare al tappeto un normale spettatore televisivo o un patito di ipermercati è ben più facile.

Fredrik Sjöberg, Perché ci ostiniamo, Iperborea, 2018, pagg. 13-14.

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