Populismo

I neonazionalismi, che vediamo crescere in tutta Europa, si richiamano alle piccole patrie, alle comunità del “noi”, il popolo.  Il nuovo populismo, in realtà, sembra essere una forma di nostalgia di un popolo che non esiste più o, almeno, che non ha più coscienza di essere tale e spesso si traduce in una somma, peraltro variabile, delle identità virtuali digitali. Le relazioni in Rete, infatti, si esuariscono nello scambio di opinioni. Il “noi” della Rete è molto più facilmente spendibile di un “noi” che comporti legami, impegno, tempo e fiducia nell’altro. Su questo i populisti digitali costruiscono l’immagine di una comunità coesa, forte di legami stabili e consolidati, mentre invece si tratta spesso di un semplice sentimento di avversione nei confronti dell’altro, del diverso. In questo si viene a configurare una situazione simile a quella dei nazionalismi storici, al cui proposito ricordiamo le parole di Julian S. Huxley e Alfred C. Haddon: “Una nazione è una società unità da un errore comune riguardo alle proprie origini e da una comune avversione nei confronti dei vicini”

Marco Aime, Comunità, Il Mulino, 2019, pagg. 92 -93

La citazione è da Julian S. Huxley e Alfred C. Haddon, Noi europei. Un’indagine sul problema “razziale”, 1935, edito nel 2002 da Edizioni di Comunità, p.15

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