Una collezione di problemi

Aby Warburg, creatore della biblioteca più affascinante del XX secolo, mise sulla porta di ingresso una sola parola: “Mnemosyne”. I suoi libri e le sue incisioni si muovevano, migravano, secondo relazioni dinamiche di affinità e simpatia, configurando collage provvisori i cui vincoli andavano immaginati dai lettori. Per lui una biblioteca aveva ragion d’essere soltanto se si poteva percorrere, passeggiarci. Allo sguardo del viandante, le immagini e i testi lanciavano frecce invisibili, sinapsi neuronali: l’elettricità che nutre la storia delle forme e dell’arte. “Non è una mera collezione di libri, bensì una collezione di problemi” disse Toni Cassirer dopo averla visitata: una biblioteca ha senso solo se acquieta e al contempo inquieta, se offre soluzioni ma soprattutto instilla enigmi, sfide. Convivere con una biblioteca personale significa sapere che non ti arrendi mai, che avrai sempre di fronte a te meno letture compiute che letture da affrontare, che i libri in compagnia sono catene di significati, contesti mutanti, domande che cambiano intonazione e risposte. Una biblioteca deve essere eterodossa: solo la combinazione di elementi diversi, di rapporti problematici, può condurre ad un pensiero proprio. Molti di coloro che hanno visitato quella di Warburg l’hanno definita un labirinto.

Jorge Carrion, Contro Amazon, Diciassette storie in difesa delle librerie, delle biblioteche e della lettura, edizioni e/o, 2020, pagg. 59-60

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