Una riflessione

Un paio di settimane fa, uno dei tanti bombardamenti israeliani ha distrutto la libreria/casa editrice di Samir Mansour a Gaza, come racconta questo post del bel blog editoriaraba, che invito a leggere: https://editoriaraba.com/2021/05/21/la-libreria-di-gaza/. Vi potete trovare anche il link alla piattaforma di crowdfunding per la ricostruzione della libreria.

Di fronte allo scempio di vite umane, diritti e speranze in terra palestinese questo episodio è minimo, ma non irrilevante. Quando ho letto la notizia, mi era subito venuto da pensare che per noi abitanti del primo mondo è scontato uscire di casa e andare in biblioteca o in libreria, se viviamo in una grande città come Bologna possiamo perfino scegliere tra una serie di luoghi dove poter accedere ad un libro, sfogliarlo, leggerlo, acquistarlo. Di questa abbondanza, di questa possibilità di scelta a volte non ci rendiamo conto. Proprio in quei giorni, alla ricerca di un libro da regalare ad una amica, ho contravvenuto al mio principio generale che recita più o meno così: non comprare on line (sola eccezione libri inglesi, l’ho fatto 2 volte), dare attenzione ai piccoli editori, acquistare in librerie indipendenti evitando il più possibile i punti vendita delle grandi catene. Ma quel giorno avevo poco tempo, sono entrata nel negozio vicino a casa della nota catena di librerie fondata da un editore milanese morto in circostanze misteriose nel 1972 e ho scelto un libro. Alla cassa, insieme allo scontrino, mi è stato consegnato un segnalibro (bene, ho pensato, visto che i segnalibri mi piacciono) e subito dopo l’omaggio di una barretta dolce della nota azienda americana produttrice di cereali in fiocchi per colazione. Abbassando gli occhi, mi sono resa conto che anche il segnalibro era sponsorizzato dalla stessa azienda.

Ecco, magari l’accostamento per contrasto lo vedo solo io… ma insomma, visto che ho avuto la fortuna di nascere in un luogo dove posso scegliere, mi riprometto di tornare ad evitare quella specifica catena e anche le altre… per non parlare del mostro della vendita on-line che è ben felice dall’accordo sulla corporate tax minima al 15%…

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