Grande melassa irrimediabile

BALCONI. Per esempio, quando ho deciso che lasciavo la casa di via della Cella, e per due o tre cose che erano successe e che mi avevano fortemente infastidito e intristito avevo anche deciso di prendere atto che si nasce soli e si muore soli e che volevo avere, d’ora in avanti, una vita che dipendesse soltanto da me (pia illusione visto che siamo sempre dentro una grande melassa irrimediabile) e dopo una decina di mesi di ricerche avevo poi comprato la casa di via Giardini 25, ricordo che una delle cose che mi confortavano di più era che questo appartamento, che se tu guardi il palazzone da davanti alla porta e fai le scale o prendi l’ascensore, è un appartamento situato al secondo piano, ma una volta che sei dentro e vai al balcone, visto che i balconi si affacciano sul cortile interno e che il piano terra del palazzo ha sempre ospitato dei negozi la cui estensione si prolunga per tutto il cortile interno, in realtà rispetto al cortile interno quelli del primo piano sono al piano terra, e i miei balconi è come se fossero un primo piano, a tre metri dal suolo, e la prima volta che mi ero affacciato al balcone avevo pensato che bello, che se a uno gli cadeva completamente la catena e si buttava giù dalla finestra, al massimo si rompeva una gamba.

Ugo Cornia, La vita in ordine alfabetico, La nave di Teseo, 2021, pag.34.n

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