Circuito interno

I grandi stili letterari costituiscono l’interfaccia tra “mondo” e “io”, e il potere della narrativa risiede nel concetto stesso che quest’interfaccia sia diversa, per tipo e qualità, dalla tua. Lo scrittore ci delude quando quell’interfaccia è tagliata su misura per le nostre esigenze, quando asseconda i luoghi comuni del suo tempo, quando ci offre un mondo che sa che accettermo per averlo già visto in tv. Un brutto libro non fa nulla, non cambia nulla, non educa i sentimenti, non riaccende nessun circuito interno: ne chiudiamo la copertina con la stessa, metafisica fiducia nell’universalità della nostra interfaccia che avevamo quando l’abbiamo aperto. Ma un grande libro… un grande libro ti costringe ad assoggettarti alla sua visione. Passi la mattinata a leggere Cechov, e aundo vai a passeggio per il tuo quartiere nel pomeriggio, il mondo è diventato cechoviano, la cameriera del  bar fa considerazioni senza capo né coda, e un cane balla per strada.

Zadie Smith, Perché scrivere, minimum fax, 2011, pagg. 56-57.

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