E’ cosa nota

Una sera, semiaddormentato sul sedile di un bar, cercavo per gioco di censire tutti i linguaggi che entravano nel mio ascolto: musiche, conversazioni, rumori di sedie, di bicchieri, tutta una stereofonia di cui una piazza di Tangeri… è il luogo esemplare. Si parlava anche dentro di me (è cosa nota), e questa parola detta “interiore” somigliava molto al rumore della piazza, a quello scaglionamento di piccole voci che mi venivano dall’esterno: io stesso ero un luogo pubblico, un souk; passavano in me le parole, i sintagmi minuti, i mozziconi di formule, e non si formava nessuna frase, come se fosse stata la legge di quel linguaggio.

Roland Barthes, Il piacere del testo, Einaudi, 1975, pag. 48

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